Dieng Plateau & Borobudur

Dieng Plateau & Borobudur
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Stamattina sveglia presto per partire alla volta di Dieng, un altopiano situato nel mezzo delle montagne a nord-ovest di Yogyakarta.

Siamo partiti alle 6.30, dopo una breve prima colazione. La frutta non era un granché, ma vedremo meglio domani cosa offrono. Con Sigit, il nostro autista, e Anto, la nostra guida, ci siamo avventurati nelle montagne: ben tre ore di macchina, passando per strade ripide e piene di tornanti, per paesini e risaie, ai piedi dei vulcani che hanno reso fertile queste terre. Lungo il percorso, non solo c’era riso, ma anche piantagioni di papaya, mango, banane, peperoncini, e poi più in alto ancora tabacco, patate, cavoli ecc.

Arrivati a Desa Dieng abbiamo visitato un tempio indù, il complesso di Arjuna, ovvero cinque tempi con il nome di personaggi del racconto di Mahabharata. Dopodiché abbiamo proseguito fino al lago Telaga Warna e il suo gemello Telaga Pengilon. Telaga Warna (“lago variopinto”) è un lago con acqua di zolfo che ne determina il colore verde-giallo. Infatti si sente dall’odore. Facendo il giro del lago s’incontrano tre grotte dove i fedeli vengono a meditare. Ancora più avanti abbiamo visitato le sorgenti di  zolfo Kawah Sikidang, dalle quali fuoriusciva acqua calda gorgogliante e gas sulfureo maleodorante.

Proprio vicino alle sorgenti ci siamo fermati per uno spuntino prima di pranzo che ha messo alla prova le papille gustative di Stephan: un pezzo di soia in pastella fritto nell’olio. Accompagnato da peperoncini freschi!

Poi siamo ritornati a Wonosobo dove abbiamo pranzato al ristorante “Asia”, per poi tornare, sempre lungo la strada dell’andata, verso Yogyakarta. Per strada ci siamo fermati a visitare il Borobudur, il tempio buddista più grande al mondo risalente al VII secolo e patrimonio dell’Unesco che lo ha restaurato ca. 30 anni fa. Per entrare abbiamo dovuto mettere un sarong. Purtroppo il tempo non era più tanto bello, ma almeno non ha piovuto. L’ultima tappa di questa giornata è stato il vicino Candi Mendut, un tempio con vicino un enorme albero Banyan ritenuto sacro.

Per cena invece abbiamo seguito il consiglio di Anto e siamo andati in cerca della cucina tipica indonesiana. Praticamente lungo la strada ci sono delle tende con dei tavolini molto bassi ai quali si mangia sedendosi per terra su un tappeto. Abbiamo ordinato riso, anatra arrosto, delle frittelle di soia chiamate tempe e un fagiolo, accompagnati da una salsa piccantissima. Si mangia esclusivamente con le mani, anche il riso. Diciamo che abbiamo mangiato di meglio. Alla fine siamo andati alla ricerca di qualche cosa di dolce per coprire il gusto del fagiolo e abbiamo trovato dei biscotti al gusto di durian, fragola, cioccolato e, a quanto pare, formaggio. Domani partiamo un po’ più tardi perché restiamo nei dintorni e in città. P.S.: Le strade sono tremende, piene di buche, traffico, motorini che trasportano spesso anche quattro persone, galline, pecore, canne di bambù… di tutto insomma!

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